“VETTE. Storie di sport e montagna” a Teglio (Sondrio)
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St. Moritz 1928 Winter OG, Ski jumping, K90 individual (70m) Men - Ernst FEUZ (© 1928 / International Olympic Committee)

Dal 28 gennaio al 30 agosto, gli spazi rinascimentali di Palazzo Besta a Teglio (Sondrio) ospitano “VETTE. Storie di sport e montagne”, una mostra che intreccia storia degli sport invernali, trasformazioni del paesaggio alpino e identità culturale delle comunità di montagna in occasione delle attese Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026.

Promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali Lombardia del Ministero della Cultura, con il sostegno di Regione Lombardia, l’esposizione nasce da un progetto condiviso di una ampia rete istituzionale che comprende il Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino e la Direzione regionale Musei nazionali Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce. L’obiettivo è raccontare la montagna non come semplice scenario sportivo, ma come spazio vivo, attraversato da mutamenti sociali, economici e simbolici.

Curata da Rosario Maria Anzalone e Silvia Anna Biagi, a partire da un’idea di Sergio Campagnolo, “VETTE” si sviluppa come un viaggio nella storia degli sport invernali, dalle prime Olimpiadi di Chamonix (1924) fino ai Giochi di Milano Cortina. Cimeli, manifesti, torce olimpiche, attrezzature storiche, fotografie e documenti d’archivio ricostruiscono un secolo di competizioni, ma soprattutto di valori, immaginari e relazioni tra sport e territorio. Centrale, in questo senso, il contributo del Museo Nazionale della Montagna di Torino, con importanti prestiti legati alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006.

Tre nuclei tematici

Il percorso espositivo si articola in tre nuclei tematici. Il primo è dedicato alla storia delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, lette non solo attraverso le imprese degli atleti, ma anche attraverso le trasformazioni delle comunità ospitanti. Lo sport emerge così come fattore di modernizzazione, ma anche come elemento capace di ridefinire l’identità delle valli alpine.

Un secondo asse, particolarmente significativo, offre uno sguardo al femminile. In dialogo con la storia della famiglia Besta e con il ruolo delle donne nel palazzo, la mostra restituisce le vicende delle grandi atlete olimpiche e paralimpiche accanto a oggetti della vita quotidiana e del lavoro femminile del Novecento. Ne nasce un confronto che evita sia la nostalgia sia la retorica celebrativa, mettendo in luce i profondi cambiamenti culturali e sociali avvenuti nelle Alpi negli ultimi decenni.

Il terzo nucleo affronta in modo più diretto il rapporto tra sport e montagna, soffermandosi sulle grandi trasformazioni del paesaggio alpino: dalla montagna contadina a quella turistica, dalle infrastrutture sciistiche alle attuali incertezze legate alla sostenibilità ambientale. Fotografie, materiali etnografici e testimonianze locali raccontano una Valtellina in continua evoluzione, sollecitando una riflessione critica sul futuro degli sport invernali e sul delicato equilibrio tra sviluppo e tutela dell’ambiente.

Il percorso si conclude all’esterno, nel giardino di Palazzo Besta affacciato sulle Alpi Orobie, con un’installazione site-specific di Michele Tavola, realizzata da Luca Conca e Vincenzo Martegani: un dialogo tra fotografia e pittura che restituisce, in chiave contemporanea, la complessità del rapporto tra uomo e montagna.

Accanto alla mostra, un articolato public program coinvolgerà atleti, studiosi, giornalisti e scrittori di montagna, oltre a scuole e famiglie, rafforzando il legame con il territorio e con il pubblico locale. VETTE si inserisce così in una narrazione più ampia che, in dialogo con la mostra gemella “Un magico inverno” al Museo Salce di Treviso.

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