Per una nuova abitabilità delle Alpi: architetture per il welfare e la rigenerazione
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L'abitato di Vrin, nel Cantone dei Grigioni (Svizzera)

Con l’avvicinarsi del seminario organizzato da Consulta AL “La città che sale: la montagna resiste? Vivere la montagna, vivere in montagna: strategie di rilancio per le terre alte”, previsto il 24 e 25 settembre al Rifugio Carlo Porta di Pian dei Resinelli (Lecco), il curatore scientifico associazione Cantieri d’Alta quota ci accompagnerà con una selezione di brevi testi d’approfondimento tratti dalle molte pubblicazioni recenti in tema di contemporaneità alpina e architettura.


Il tema di una nuova abitabilità del territorio - divenuto in questi ultimi anni di grande attualità - sembra ridare alle discipline del progetto un ruolo attivo all’interno dei processi urbani in atto.

Ogni qualvolta eventi naturali, sociali ed economici di una certa entità - come ad esempio la crisi pandemica - rimettono in discussione i modelli di vita dominanti, si torna a guardare con rinnovato interesse alle socialità, alle economie, alle culture e anche agli insediamenti che costituiscono l’ossatura dei territori periferici - aree extraurbane, interne, marginali, montane - alla ricerca di modi di abitare più “intelligenti”.

Da tempo le culture del progetto si interrogano attraverso ricerche e studi, ma anche con interventi “fisici”, sulla capacità concreta dell’architettura di innescare processi virtuosi di rigenerazione territoriale, di prefigurare sistemi di welfare, di costruire forme di abitabilità.

Le Alpi, in questo senso, sono state negli ultimi decenni un banco di prova interessante che ha tentato di capovolgere al positivo la propria condizione di marginalità a partire dalle peculiarità del proprio territorio, dando vita a esperienze, a volte divenute politiche, in grado di porsi come modelli di riferimento per forme abitative alternative a quelle urbane.

Rarefazione insediativa, qualità paesaggistica e ambientale, disponibilità di oggetti edilizi da recuperare e da trasformare, sono gli elementi su cui le recenti progettualità del mondo alpino stanno lavorando per costruire nuove prospettive per il territorio, attraverso logiche di re-infrastrutturazione, di creazione di servizi di prossimità, di economie circolari e di forme produttive innovative.

Progettualità che vanno viste in una prospettiva “metromontana” che […] consentano di ridare una nuova centralità alla montagna.

La ridefinizione di una “giusta distanza” tra città e territori è dunque […] una questione centrale per ripensare un sistema di infrastrutturazione integrato che garantisca possibilità di vita e di lavoro sulle Alpi.

Molti progetti e esperienze attualmente in atto sull’arco alpino sono riconducibili a due grandi questioni, tra loro fortemente intrecciate e interdipendenti.

Da una parte abbiamo il tema del welfare, ovvero di come l’architettura e il progetto dello spazio fisico collaborino alla messa a punto di una rete di strutture a servizio delle comunità locali, in un’ottica di valorizzazione qualitativa dei luoghi a tutto tondo. Pensiamo ai casi della Val Bregaglia in Svizzera, della Val Pusteria in Sudtirolo o ancora delle valli slovene, in cui l’architettura contemporanea è stata al tempo stesso veicolo ed epifenomeno della creazione di una efficiente rete di servizi alle comunità.

Dall’altra, il tema della rigenerazione di quei territori fortemente toccati dallo spopolamento del Novecento e dalle mutazioni socioeconomiche della modernità e che sono diventati oggi dei laboratori in cui si sperimentano nuove forme di sviluppo a partire dalla cultura e dal coinvolgimento sociale delle comunità. Pensiamo ad esempio a Ostana e alle valli occitane in Piemonte, a Topolò in Friuli, ma anche a quei territori fortemente toccati dall’urbanizzazione e in attesa ora di una nuova identità, come la città periferica di Ginevra o la stazione turistica di Crans-Montana in Svizzera. O ancora a uno dei casi più significativi delle Alpi, quello di Vrin nei Grigioni, in cui, per contrastare il fenomeno di abbandono, già dagli anni ottanta alcune associazioni hanno avviato un processo di rivitalizzazione del tessuto antropico e produttivo fatto attraverso esemplari operazioni urbanistiche e architettoniche.

Testo adattato dall’editoriale di “ArchAlp - Rivista internazionale di architettura e paesaggio alpino dell’Istituto di Architettura Montana del Politecnico di Torino”, n. 4/2020

28 Aprile 2021

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