A Padova la XII Biennale Internazionale di Architettura Barbara Cappochin, tenutasi il 5 e 6 giugno con il suo calendario di incontri ed eventi pubblici, continua a trasformare la città in un sistema diffuso di esposizioni visitabili fino al 31 luglio. L’impostazione della manifestazione, costruita come osservatorio sulle trasformazioni dell’architettura contemporanea, ha realizzato una rete di mostre e installazioni che proseguono il dialogo tra ricerca progettuale, istituzioni e città abitata.
Il carattere distintivo di questa edizione risiede proprio nella sua dimensione estesa e policentrica: non un unico contenitore espositivo, ma un insieme di dispositivi urbani che coinvolgono luoghi storici e spazi sperimentali, restituendo Padova come laboratorio permanente sull’abitare contemporaneo.
Il filo conduttore che lega i diversi percorsi è la riflessione sul futuro dell’abitare: dalla dimensione storica e documentale delle trasformazioni urbane, alle sperimentazioni contemporanee sullo spazio domestico, fino alle nuove forme di uso dello spazio pubblico. In questo senso, Padova si configura come un campo di osservazione privilegiato, dove le mostre non si limitano a rappresentare l’architettura, ma la mettono in relazione diretta con la città reale.
Tra le esposizioni principali ancora aperte spicca quella ospitata al Palazzo del Monte di Pietà, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La mostra “Francesco Mansutti e Gino Miozzo. Padova, la città che cresce” propone una lettura approfondita della trasformazione urbana del secondo Novecento, attraverso il lavoro di due figure centrali per la costruzione dell’identità architettonica della città. Il percorso espositivo, curato da Elena Svalduz e Stefano Zaggia dell’Università degli Studi di Padova, mette in relazione disegni originali, materiali d’archivio, fotografie e plastici, restituendo una narrazione stratificata dello sviluppo urbano padovano e del ruolo dell’architettura nei processi di modernizzazione.
A questa si affianca “Foglie”, progetto diffuso nel centro storico che interpreta lo spazio urbano come infrastruttura narrativa. Curata da Edoardo Narne dell’Università degli Studi di Padova, si sviluppa tra Palazzo Moroni, Palazzo del Bo e Palazzo del Monte di Pietà, costruendo un itinerario che attraversa alcuni dei luoghi simbolici della città. Più che una mostra tradizionale, “Foglie” si configura come dispositivo di lettura del paesaggio urbano: un sistema di segni e installazioni che invita a osservare la città come organismo in trasformazione, dove memoria e contemporaneità si sovrappongono continuamente.
Un ulteriore tassello del programma espositivo è rappresentato dalla mostra ospitata a Ca’ Lando, dedicata alla “Casa Mediterranea Sperimentale”. L’intervento, inserito nel più ampio filone di ricerca sull’abitare promosso dalla Biennale, affronta il tema della sostenibilità architettonica nel contesto climatico e culturale del Mediterraneo. Il progetto, firmato da Guillermo Vázquez Consuegra insieme a Edoardo Narne e Yuuichi Iketani, indaga le possibilità di un’architettura capace di dialogare con le condizioni ambientali e con le risorse locali, proponendo un modello abitativo attento alla qualità dello spazio domestico e alla relazione con il paesaggio.
Accanto alle mostre in senso stretto, un ruolo fondamentale è affidato ai Tavoli dell’Architettura, installati lungo il listòn del centro storico. Progettati dal Renzo Piano Building Workshop, questi dispositivi urbani in pietra di Vicenza ospitano i progetti premiati e segnalati dal Premio Internazionale Barbara Cappochin, rendendo accessibile al pubblico una selezione di esperienze architettoniche contemporanee provenienti da diversi contesti internazionali. La loro natura aperta e informale trasforma lo spazio pubblico in una piattaforma di consultazione e confronto, dove il progetto architettonico esce dai circuiti specialistici per diventare patrimonio condiviso.