Nonostante una presenza sempre più significativa nella formazione universitaria e nella professione, le architette italiane continuano a registrare condizioni di svantaggio rispetto ai colleghi uomini: minori retribuzioni, maggior peso della cura familiare, diffusa percezione di discriminazione nonostante carriere universitarie migliori. È, in estrema sintesi, quanto emerge dal rapporto “Pari opportunità tra presente e futuro. Rapporto di ricerca sulla condizione femminile nell’architettura italiana”, promosso dal Cnappc e realizzato con l’istituto Format Research. I dai sono stati presentati il 4 marzo a Roma all’interno del convegno che, introdotto e moderato dalla vicepresidente Cnappc Alessandra Ferrari, ha avuto come ospiti, tra gli altri, Guendalina Salimei, prima curatrice donna del Padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia, l’avvocata Francesca Palma che ha restituito l’esperienza del Consiglio Nazionale Forense, e la vice sindaca di Bologna Emily Marion Clancy, che ha illustrato le azioni e le politiche mirate alla gender gap reduction messe in atto nel capoluogo emiliano.
L’indagine, importante strumento di conoscenza per orientare politiche e azioni capaci di ridurre i gap ancora presenti nella professione, nasce dal questionario inviato nel 2025 agli Ordini territoriali e ha potuto contare su un campione di 2.832 iscritti distribuiti per area geografica ed età. Il sistema ordinistico conta oggi 154.117 professionisti iscritti all’Albo unico, di cui 70.473 donne e 83.644 uomini. I dati raccolti sono stati integrati con le informazioni provenienti da ISTAT, Ministero dell’Università e della Ricerca, Almalaurea e Inarcassa, restituendo un quadro articolato delle condizioni professionali.
Uno degli aspetti più evidenti riguarda il divario retributivo. Tra i professionisti che dichiarano redditi superiori a 60mila euro, le donne rappresentano appena il 2,4%, mentre gli uomini superano il 6%. Nel lavoro autonomo la distanza è ancora più marcata: quasi il 20% degli uomini raggiunge le fasce reddituali più alte, contro il 7,6% delle donne. Anche nelle fasce di reddito più basse la presenza femminile è più elevata: il 18,2% delle professioniste autonome rientra nei livelli più bassi, contro il 14,9% degli uomini. Nel complesso, secondo i dati Inarcassa, una professionista guadagna in media 24.421 euro l’anno, circa il 26% in meno rispetto a un collega uomo.
Alla disparità economica si affianca una diffusa percezione di discriminazione. Nel lavoro dipendente il 68,4% delle donne afferma di aver subito forme di disparità, contro il 37,1% degli uomini; nel lavoro autonomo la percentuale sale al 78%. Le problematiche riguardano soprattutto retribuzioni inferiori, mansioni non coerenti con il livello contrattuale, difficoltà nell’accesso a permessi e congedi e, in alcuni casi, episodi di mobbing.
Il quadro appare ancora più significativo se confrontato con i dati della formazione. Le studentesse rappresentano oggi il 53,9% degli iscritti ai corsi di laurea in Architettura e ottengono mediamente risultati accademici migliori: si laureano prima, con votazioni più alte e con una maggiore frequenza alle lezioni. Nonostante questo, a un anno dalla laurea il tasso di occupazione femminile rimane più basso di oltre tre punti percentuali rispetto a quello maschile.
“Serve il superamento dei pregiudizi che ostacolano il pieno riconoscimento del merito e un riequilibrio dei carichi familiari che va affrontata dal punto di vista culturale e normativo”, per Alessandra Ferrari. “Il tema delle pari opportunità è una questione di diritto alla rappresentanza che assume una dimensione prevalentemente regolamentare. La modifica al regolamento elettorale degli Ordini territoriali degli Architetti PPC ha garantito questo diritto innalzando il numero dei Consiglieri in relazione alla presenza femminile delle iscritte all'Albo. Questa ricerca intende offrire uno strumento per approcciare in modo concreto il tema delle pari opportunità nella nostra professione, nella quale la presenza delle donne è molto diversificata, e, allo stesso tempo, vuole essere un tassello per affrontare un tema sul quale si misura la maturazione civile e culturale del nostro Paese”.